Il pensiero del giorno

Giovedì 16 giugno 2022

Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate.
Voi dunque pregate così:
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal male.
Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe. (Mt 6, 7-15)


Sia santificato il tuo nome

Sant’Agostino ed altri dividono in due gruppi le domande contenute nel Padre nostro:

del primo gruppo sono le tre frasi che si riferiscono alla gloria di Dio, del secondo le quattro frasi per la nostra salvezza. Le tre frasi sono, in fondo, un solo desiderio. Preghiamo affinché la realtà divina scenda in modo sempre più intenso nel mondo: che il nome di Dio sia santificato, cioè che la sua gloria, la sua importanza sia riconosciuta da tutti i popoli. Così, spiegano sant’Agostino e san Giovanni Crisostomo, il regno di Dio diventerà più vicino. Perché, scrive sant’Ambrogio, non regni più il peccato, il diavolo, la colpa, ma nel mondo domini la virtù della pietà. Quando il cielo scenderà sulla terra, tutto sarà secondo la volontà di Dio. Sempre secondo sant’Ambrogio, inizialmente il cielo e la terra non erano separati: la terra è stata creata come paradiso, cioè abitazione comune di Dio e degli uomini. Le prime tre frasi del Padre nostro pregano affinché questo stato ritorni, perché l’uomo torni a sedersi alla mensa spirituale insieme con il Creatore e con tutti i santi.

Dacci oggi il nostro pane quotidiano e rimetti a noi i nostri debiti

Le ultime quattro domande del Padre nostro riguardano l’uomo, che dopo il peccato soffre e, sotto l’influsso dello spirito maligno, ostacola la discesa di Dio nel mondo. La nostra miseria la sentiamo soprattutto materialmente, perciò preghiamo per il pane quotidiano.

Il mondo è stato creato per il nostro sostentamento: i Padri della Chiesa lo paragonano ad una tavola apparecchiata per una cena solenne. San Cirillo apostolo degli Slavi, durante la sua missione presso i Chazari, spiega così questo passo: il nostro primo antenato, a causa della sua colpa, fu scacciato da questa tavola e soffre la miseria. Ma non è soltanto colpa sua, anche le nostre colpe personali continuano a prolungare questo esilio. Riconoscere i propri peccati allora è l’inizio della saggezza, e chiedere di essere perdonati è espressione della speranza che la salvezza ritornerà e che saremo liberati dal male. Abbiamo avuto in dono il privilegio di perdonarci a vicenda, e di rivelarci così come figli del Padre celeste, principio di ogni bene nel cielo e sulla terra.

(cfr T. Spidlik – Il vangelo di ogni giorno)

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